Dietro ogni divisa, ogni ruolo, ogni punto conquistato, c’è una persona. Un cuore che batte, una storia che pulsa. Emozioni, sogni, cadute, rinascite. È lì che vogliamo arrivare con “Senti questa”, la nuova rubrica firmata Chieri ‘76. Un viaggio che inizia dove finisce il campo, per raccontare la parte più autentica, più fragile, più viva delle persone che compongono la nostra grande famiglia biancoblù.
Accanto al già amato format “Oltre la rete”, “Senti questa” nasce con l’intento di creare un legame ancora più forte con tifosi, appassionati e semplici curiosi. Un filo invisibile che unisce emozioni diverse, ma ugualmente vere. Dopo coach Nicola Negro e il capitano Ilaria Spirito, ai microfoni c’è Sara Alberti.
Sara, l’aneddoto più emozionante che puoi raccontarmi? Non necessariamente legato alla pallavolo. Quel ricordo che, al solo pensiero, ti scuote ancora
Una delle esperienze più belle ed emozionanti che ho vissuto è stata accompagnare mio fratello in una gioielleria su Ponte Vecchio, a Firenze, per scegliere l’anello con cui avrebbe chiesto alla sua fidanzata di sposarlo. Sono molto legata alla mia famiglia e momenti come questo, così come la nascita dei miei nipotini, rappresentano per me una delle più grandi fonti di gioia.
E la cosa più assurda e divertente successa prima, durante o dopo una partita?
Con la nazionale giovanile ricordo un episodio molto divertente. Siamo partite dall’hotel senza controllare se fossimo tutte. Solo una volta arrivate in palestra ci siamo accorte di aver lasciato in hotel entrambe le palleggiatrici che erano in stanza insieme.
Che playlist ascolti nel tuo quotidiano? E prima di una partita? Qual è il tuo artista preferito?
In realtà non ho una playlist preferita. Ho però alcune canzoni che amo ascoltare perché mi danno la giusta carica. Una tra queste è Sound of Silence di CYRIL.
Giochiamo con le ipotesi. Se non facessi la pallavolista, che mestiere faresti oggi secondo te?
Penso che mi sarebbe piaciuto diventare medico.
Come affronti i momenti bui?
Credo che in ogni percorso ci siano momenti bui che lo rendono più significativo. Quando attraverso uno di questi, mi ricordo sempre che dopo la tempesta torna a splendere il sole.
Laurea magistrale in Psicologia, 110 e lode. È stato difficile tenere insieme studio e sport?
È stato sicuramente un percorso impegnativo e più lungo del previsto, ma mi ha permesso di togliermi molte soddisfazioni.
Il tuo sogno nel cassetto?
Per quanto riguarda la pallavolo, poter fare un’esperienza all’estero in futuro.
Il viaggio più emozionante che hai fatto fino ad ora?
Uno dei viaggi che più mi ha emozionato è stato il tour dei parchi nazionali negli Stati Uniti. Quelli che mi sono rimasti più nel cuore sono la Monument Valley, il Grand Canyon e l’Antelope Canyon.
Cosa ti ha insegnato la pallavolo, che nessuno ti aveva mai insegnato prima?
La pallavolo mi ha insegnato molti valori, tra cui la costanza e la perseveranza: qualità che mi hanno aiutato in tantissimi momenti.
Seconda stagione a Chieri. C’è qualcosa in particolare che ami di questa grande famiglia?
Qui vivo pienamente il calore della società e dei tifosi, sentendo un sostegno continuo e sincero.
