Dietro ogni divisa, ogni ruolo, ogni punto conquistato, c’è una persona. Un cuore che batte, una storia che pulsa. Emozioni, sogni, cadute, rinascite. È lì che vogliamo arrivare con “Senti questa”, la nuova rubrica firmata Chieri ‘76. Un viaggio che inizia dove finisce il campo, per raccontare la parte più autentica, più fragile, più viva delle persone che compongono la nostra grande famiglia biancoblù.
Accanto al già amato format “Oltre la rete”, “Senti questa” nasce con l’intento di creare un legame ancora più forte con tifosi, appassionati e semplici curiosi. Un filo invisibile che unisce emozioni diverse, ma ugualmente vere. Oggi ai microfoni c’è Carola Bonafede.
Carola, un consiglio ai giovani che vorrebbero seguire il tuo percorso?
Direi loro di non abbattersi, perché ci vuole un gran lavoro e bisogna avere sempre la voglia e lo stimolo di migliorarsi.
La tua passione principale?
Anche se non sono molto brava mi piace cucinare, perché è una passione che fin da piccola ho condiviso con mio nonno.
Come superi i momenti bui, le difficoltà?
Parlo con la mia famiglia, la sera io e i miei genitori ci chiamiamo e parliamo di tutto. Ed è il momento in cui riesco a sfogarmi di più.
Qual è il tuo sogno?
Il mio sogno sportivo è sicuramente continuare a lavorare tanto per avere poi in futuro molte soddisfazioni.
Un’esperienza particolare, folle?
Due anni fa, la sera prima della finale scudetto (che poi abbiamo vinto) io e una delle mie migliori amiche – visto che avevamo il villaggio dove alloggiavamo sul mare – abbiamo deciso di stare in spiaggia fino a tarda notte. Un po’ perché non riuscivamo a dormire e un po’ perché era l’ultima notte insieme. Il giorno dopo sembravamo due zombie e… Tutti si sono spaventati perchè credevano non stessimo bene. Poi, però, è arrivata la vittoria!
La partita più bella della tua carriera fino ad oggi?
La mia prima finale europea, è stata tre anni fa ed era la mia prima volta nel mondo della nazionale giovanile. A quel tempo non mi aspettavo nemmeno di essere presa con le 2006, figuriamoci di giocare la finale europeo e di vincerla!
Escludendo la pallavolo, che lavoro ti piacerebbe fare nella vita?
Lavorare in Banca d’Italia oppure fare la psicologa, probabilmente in azienda.
Il tuo idolo, nella pallavolo e non?
Non ho un idolo in particolare dentro o fuori dal campo. Ammiro molto i miei genitori, che si fanno in quattro per far felice me e i miei fratelli, cercando di accontentarci in tutto. Ecco, da grande vorrei diventare come loro. Sono il mio esempio più grande.
