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OLTRE LA RETE, Anna Gray si racconta: “Il titolo di Miss Muro? Non lo faccio mio, ho ancora molta strada da fare ma… vado nella direzione giusta. La mia famiglia? Un grande amore dall’Italia all’Australia”

 

Nona puntata della nuova stagione per l’ormai consolidato format giornalistico targato Reale Mutua Fenera Chieri ‘76, “Oltre la rete”.

Conosceremo meglio le nostre nuove giocatrici, con interviste e approfondimenti dedicati alla loro vita quotidiana, alle loro origini, alle loro passioni.

Ecco la nostra centrale Anna Gray. Classe 1996, con il numero 12, al suo primo anno a Chieri, anche Anna si racconta ‘oltre la rete’.

Quali sono le tue origini, Anna? Parliamo un po’ della tua famiglia

Sono nata in Italia, ma ho origini australiane per via di mio papà. Grazie a lui mi sono innamorata dell’Australia e ho trasmesso questo amore anche alla parte italiana della famiglia. Nonostante i chilometri che ci dividono con i miei parenti australiani, ci ritagliamo spesso momenti da condividere insieme: a volte li raggiungiamo noi in Australia, altre volte vengono loro in Italia. Siamo un’unica grande famiglia.

Che cosa provi a sapere di essere “Miss Muro”, miglior muratrice della stagione passata?

La stagione scorsa mi ha regalato tantissime emozioni e nuove consapevolezze su me stessa. Ho iniziato il campionato pensando di non essere completamente all’altezza del livello e l’ho finito con un pallone d’oro in mano. Il titolo di “Miss Muro” non lo faccio mio, ho ancora molta strada da fare, ma sono nella direzione giusta.

Quali sono i tuoi obiettivi e desideri per la stagione ancora in corso?

Non mi pongo molti limiti, penso di essere in una fase di crescita e scoperta di me come giocatore. Punto sempre a dare tutto ciò che posso. La stessa cosa vale per la squadra, abbiamo molto potenziale e lo stiamo dimostrando sempre di più. Dedizione e lavoro non possono che portare a buoni risultati, certo che a volte non basta, ma avere questa mentalità è sempre importante.

La partita della tua carriera più emozionante fino ad ora?

Penso sia stata la mia prima partita di A1. Era il mio esordio in categoria e lì mi sono realmente resa conto dell’alto livello di gioco a cui stavo assistendo. E dentro… c’ero anch’io.

Hai una sorta di rituale portafortuna prima della partita?

In realtà non ne ho nessuno devo dire la verità, non sono molto scaramantica . Ho una serie di step di preparazione prima della partita, ma riguardano semplicemente una mia routine che si è creata da sola negli anni.

Quali sono state le tue prime impressioni una volta arrivata a Chieri? Squadra, famiglia biancoblù, cittadina, tifosi…

Sono state molto positive fin dal primo momento, mi sono sentita ben accolta dai tifosi, dalle compagne e dallo staff. Per me trovarmi in un ambiente così familiare è molto importante. Dove si sta bene, si lavora anche bene e penso che questa sia una delle più grandi qualità di Chieri.

Quali sono i tuoi hobby e le tue principali passioni? So che ti piace andare in moto e forse hai la passione per la psicologia?

La psicologia mia ha sempre intrigata, sì! Ho iniziato un corso in Scienze e tecniche psicologiche all’Università perché mi appassiona l’argomento. Mi sono iscritta pensando a un arricchimento personale più che a uno sbocco lavorativo. Pensarla così mi aiuta ad affrontare gli studi con meno ansia e più interesse. Ho anche la passione per la moto, esatto. L’ho scoperta da quattro anni con il mio ragazzo e da allora passiamo le estati in giro in moto insieme.

Ti piace leggere? Se sì, c’è un libro che consiglieresti ai lettori di questa intervista in cui ti identifichi maggiormente?

Mi piace molto leggere, non ho un libro specifico ma posso dirvi che il mio autore preferito è Bukowski. È crudo, schietto e con una visione della vita completamente al di fuori di ciò che può essere considerato ordinario. “Storie di ordinaria follia”, appunto, è il suo primo libro che ho letto.

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