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SENTI QUESTA, Anna Gray: “Alla mia prima da titolare… inciampata nei lacci! E guai a chi mi tocca Celentano!”

Dietro ogni divisa, ogni ruolo, ogni punto conquistato, c’è una persona. Un cuore che batte, una storia che pulsa. Emozioni, sogni, cadute, rinascite. È lì che vogliamo arrivare con “Senti questa”, la nuova rubrica firmata Chieri ‘76. Un viaggio che inizia dove finisce il campo, per raccontare la parte più autentica, più fragile, più viva delle persone che compongono la nostra grande famiglia biancoblù.

Accanto al già amato format “Oltre la rete”, “Senti questa” nasce con l’intento di creare un legame ancora più forte con tifosi, appassionati e semplici curiosi. Un filo invisibile che unisce emozioni diverse, ma ugualmente vere. Oggi ai microfoni c’è Anna Gray.

Anna, un ricordo che oggi ti fa ancora ridere? Un aneddoto buffo? Facci sorridere un po’

Questo è un aneddoto che ancora oggi dopo anni, se ci penso mi fa ridere. Ero al mio primo anno fuori casa, mi avevano chiamata a giocare a Monza, al Vero Volley, in cui ho fatto tre anni di giovanile. Verso metà stagione ho iniziato ad allenarmi con le ragazze più grandi che facevano la Serie C. Per me allora era l’esperienza più grande che potesse capitarmi, perché mi confrontavo per la prima volta con ragazze e con un livello di gioco che non conoscevo e a cui stavo aspirando. Avevo 16 anni e a quell’età consideravo quella chiamata in prima squadra come se fosse una promozione a lavoro. Fatto sta che arriva finalmente la possibilità per me di giocare una partita, da titolare. Inizio benissimo. Faccio un match quasi impeccabile tra attacco e molti muri punto. Ero entusiasta, mi ricordo: il palazzetto era pieno e c’era anche un gruppo di amici di scuola venuto apposta per vedermi. Stava andando tutto perfettamente, quando ad un certo punto nell’ultimo set finisco il giro davanti e vado in battuta. Faccio la rincorsa, mi lancio la palla, sto per saltare ma i miei piedi non si staccano da terra e inciampo nelle stringhe delle scarpe. Cicco completamente la palla, che non arriva neanche ai tre metri del mio campo, e do una bella facciata sul pavimento. Erano gli ultimi punti dell’ultimo set, quindi finisco la mia partita quasi perfetta uscendo dal campo rossa dalla vergogna e dalle risate generali del palazzetto. Ad oggi rido ancora tantissimo.

Fantastico! E il tuo idolo? C’è qualcuno a cui ti ispiri? Se sì, chi e perchè?

Non ho esattamente una persona a cui mi ispiri, ma se ci penso mi piacciono e stimo molto dei tipi di giocatore come Gabi, Carol o Fahr, solo per fare degli esempi. Mi sembrano persone che sanno esattamente quello che fanno, sicure di sé, concentrate nel lavoro e con obiettivi. Se rifletto su di me, mi piace pensarmi come una persona con queste caratteristiche.

Un insegnamento che ti lasciato e che continua a lasciarti la pallavolo?

Ad essere parte di un gruppo, a non chiudermi in me stessa e a non pensare da ‘egoista’, ma ad avere sempre un occhio di riguardo verso la persona o le persone che si hanno davanti. Semplici accortezze che secondo me tutti noi dovremmo avere, sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni e verso chiunque. Intendo verso persone che conosciamo e verso altre che magari vedremo solo una volta nella vita.

Che playlist ascolti nel tuo quotidiano? E prima di una partita?

Mi piace molto l’indie italiano. Mi rilassa tantissimo; ascolto questo genere di musica come sottofondo mentre faccio da mangiare, pulisco o faccio una passeggiata. Ho però un amore verso il cantautorato italiano: devi sapere che nella mia playlist non mancano mai canzoni di Fabrizio De Andrè e Lucio Dalla, ma il mio preferito fin da piccola rimane e rimarrà sempre Adriano Celentano! Prima di una partita cambio completante genere, però, e ascolto molta musica elettronica.

Cosa ti piace di più della realtà di Chieri?

L’atmosfera familiare che si respira entrando in palestra. Questa è una delle prime impressioni che ho avuto entrando al palazzetto a Chieri, che si è amplificata poi negli anni conoscendo tutti i membri che ne fanno parte. Penso che tanto sia dato anche dai volontari, che sono sempre in palestra e che lavorano al fianco della società. Sono sempre tutti disponibili verso noi giocatrici e col sorriso. Lo ripeterò sempre: trovare persone così, soprattutto per ragazze straniere o che comunque sono lontane da casa, ti fa sentire accolto e attenua la mancanza di casa.

Parallelamente al volley, stai studiando?

Sì, sto studiando Psicologia, perché sono stata curiosa verso questa materia fin dalle superiori. Per ora lo faccio per una conoscenza personale, sperando di portarla avanti anche dopo la pallavolo.

Il ricordo più bello legato all’oro alla VNL?

Poter tenere in mano la medaglia d’oro e il trofeo. Ecco, lì mi sono resa conto che almeno per quel momento facevo parte del gruppo di pallavoliste più forti al mondo. È un ricordo che sono grata di poter avere.

Se non facessi la pallavolista, secondo te cosa faresti di mestiere?

Penso proprio la psicologa, sai? Non saprei in che ambito specifico, ma mi ha da sempre incuriosito molto la psicologia forense. Magari in un futuro potrei lavorare in quell’ambito.

La tua passione più particolare? (Oltre la moto, se non ricordo male!)

Quando ancora mi era possibile conciliare le due cose, amavo andare a cavallo anche solo per delle lunghe passeggiate; era il mio hobby preferito. Da anni, però, non lo pratico più e le mie altre passioni nel periodo del campionato sono quasi impossibili da fare poiché riguardano i viaggi. Quindi, escludendo la moto, mi dedico alla lettura, vado a visitare posti nuovi ma non troppo distanti e cucino. Ma non i dolci: quelli proprio non mi riescono!

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