Luca Secchi, tecnico piemontese dell’anno

Oristanese classe 1975, Luca Secchi è nato come allenatore in Umbria dove ha ottenuto la prima qualifica, conseguito la laurea in Scienze Motorie e iniziato ad allenare. Vanta un’esperienza ventennale da primo allenatore con diverse promozioni all’attivo tra giovanili, B1 e B2. Nel 2015/2016 a Soverato è arrivato secondo nella regular season e in Coppa Italia, meritando così il premio “Luigi Razzoli” come miglior tecnico della stagione della serie A2F.

Oltre al lavoro con i club ha avuto modo di portare avanti una collaborazione di lungo corso con le nazionali giovanili, rivestendo anche il ruolo di vice-allenatore della nazionale Juniores, con cui ha partecipato ai Mondiali di categoria nell’estate 2017.

L’ultima impresa (ma solo per il momento!) è quella firmata al suo esordio sulla panchina biancoblù la scorsa stagione 2017/2018, con cui ha riportato la serie A1 sotto l’Arco.

Un successo che gli è valso ancora una volta un premio: quello di Tecnico dell’Anno a livello regionale.
Premo consegnatogli dal Comitato Regionale FIPAV Piemonte in occasione della presentazione della nuova stagione agonistica 2018/2019, lo scorso 2 settembre.

Nello zaino, per iniziare questa nuova avventura, sicuramente ho messo tanto entusiasmo… derivato ovviamente dall’ottima scorsa stagione e dall’emozione di vivere una categoria che da primo allenatore non ho mai affrontato e che fino ad ora ho sempre solo visto in televisione o dal vivo, ma mai su una panchina. Ho messo la grande voglia di lavorare, proprio per vivere al meglio questa novità.

Devo essere onesto: non c’è paura né preoccupazione.
L’idea è quella invece di capire appieno cosa significhi un campionato di A1 sotto tutti i punti di vista, tanto quelli tecnico-tattici, che più mi competono, quanto quelli più di taglio organizzativo.

È un po’ come trasferirsi in una nuova città, pian piano cominci a conoscere il tabaccaio, il giornalaio, il supermarket, la panetteria…
La parola d’ordine è curiosità; conoscere la categoria per poterla affrontare al meglio durante questa stagione e, perché no, nei prossimi anni.

Un roster di caratura internazionale necessita conoscersi ancora meglio dal punto di vista umano e pallavolistico. Essere capaci dunque di parlare un sola lingua, che non è solo quella parlata nel senso letterale, ma in questo caso mi riferisco alla lingua della pallavolo, che faccia coincidere le aspettative societarie con le intenzioni dell’allenatore e sua volta con la volontà delle giocatrici. Questo è sicuramente anche l’aspetto più urgente e importante proprio in avvio di stagione.

Due sono sicuramente le immagini forte della passata stagione, una in positivo e una in negativo, perché le ritengo entrambe un emblema di quello che siamo stati: l’uscita dalla Coppa Italia, che è stato sicuramente un momento “triste” vuoi anche per come si è verificata, ma è stato anche il primo autentico momento di presa di conoscenza per (ri)salire e dimostrare tutto il nostro valore nel fare qualcosa di importante, così come poi si è concretizzato… la seconda immagine è quella del post-gara (della finalissima del 13 maggio ovviamente). Vedere tutta quella gioia negli sguardi di staff, giocatrici, volontari, tifosi e società tutta; mi sono sentito contagiato e inebriato da quel sano entusiasmo che ha caratterizzato e caratterizza (lo so!) la famiglia biancoblù”.